Harry Potter e i suoi personaggi non sono miei, ahimé, ma sono di proprietà di J. K. Rowling, e non ci guadagno un centesimo a scrivere su di loro. Non violo il copyright in nessun modo, quindi.
Rating:Arancione/R
Genere: Angst, drammatico
Personaggi: Bellatrix Lestrange, Rodolphus Lestrange, Andromeda Black, Narcissa Malfoy
Riassunto: “Raccolta di cinque punti di vista. Inizia e finisce con una domanda.”
Note: Grazie a Weasleygirl e a Marty per la loro beta.
TO THE END
If you marry me,
Would you bury me?
Would you carry me to the end?
So say goodbye to the vows you take
And say goodbye to the life you make
And say goodbye to the heart you break
And all the cyanide you drank.
To the end - My Chemical Romance
0. Prologo.
Freddo sul treno per Hogwarts.
La prima volta che l'aveva vista, Rodolphus non sapeva ancora cosa sarebbe accaduto loro. Ancora non sapeva cosa fosse realmente Azkaban - Azkaban e tutto ciò che gli era legato, Azkaban e i Dissennatori, Azkaban e terrore cieco e sordo.
L'aveva amata.
Era bella. Non della bellezza austera e fredda di Narcissa. Non assomigliava neanche ad Andromeda. Rodolphus spesso si chiedeva come potessero tre ragazze così diverse essere sorelle.
Rodolphus aveva amato le sue dita sottili e fragili. Aveva amato le ciocche di capelli che le ricadevano spesso davanti agli occhi. Aveva amato le sue gote pallide.
L'aveva adorata.
"Mi seguirai fino alla fine?"
Bellatrix chiedeva e otteneva. Sempre.
Rodolphus si domandava spesso come mai.
Non aveva saputo come risponderle. Erano parole spicciole, quasi giocose; ma lo sguardo della ragazzina che era - durante un'estate più fredda di quel che sarebbe dovuta essere - sembrava essere più serio di quel che sarebbe dovuto.
"Mi seguirai fino alla fine?", gli aveva ripetuto, come per accertarsi che si fosse accorto della sua domanda.
Rodolphus non le aveva mai risposto.
1. Rodolphus.
"Che cos'è?", aveva chiesto curiosamente Bellatrix. Era seduta sul sofà di casa Lestrange, accoccolata fra le sue braccia. La testa appoggiata al suo petto, i riccioli che gli solleticavano il collo scoperto. Si sentì tremare al pensiero di poterla perdere. Mai. Mai. Fino alla fine.
La amava.
"Un Pensatoio", aveva risposto Rodolphus.
La adorava.
"È diverso da quello che possiede mia madre", obiettò lei.
Il Marchio Nero iniziò a bruciare, mentre Rodolphus stava per ribatterle qualcosa che poi non avrebbe più avuto importanza.
-
"È lui", e questa era un'affermazione senza senso - lo sapevi, vero, Rodolphus? Lo sapevi? Sapevi che in realtà lei non ti amava? Sapevi che in realtà non ti aveva mai amato? Sapevi che eri un povero illuso? Sapevi che non sarebbe mai stato fino alla fine? Sapevi che...
"Lo so", e con queste parole Bellatrix sparì prima che tu potessi dirle qualcosa, come se tu non fossi mai stato lì. Come se tu non fossi mai rimasto lì a stringerla fra le tue braccia e ad accarezzarle i capelli fluenti.
-
Gli anni sono passati, pensa con un certo umorismo macabro che non avrebbe mai immaginato di possedere, ma alcune cose rimangono le stesse fino alla fine.
Nonostante le rughe intorno agli occhi, che si sono fatte più profonde e diramate; nonostante la stanchezza delle palpebre che spesso faticano a rimanere aperte; nonostante la piega dura e rancorosa che hanno preso le sue labbra.
Bellatrix non ha perso le sue vecchie abitudini.
La ama ancora.
"Un caffè. Ho bisogno di un caffè. Tu! Portami una tazza di caffè. Subito."
La porta si chiude discretamente dietro a un elfo domestico zelante.
Seduto sulla poltrona davanti al camino, Rodolphus sospira impercettibilmente e chiude gli occhi. È stanco. Davvero stanco. Ma ho promesso. Fino alla fine. Per lei.
La adora ancora.
Un tempo la voce di Bellatrix era più strascicata. Rodolphus può ancora ricordarla distintamente. Ricorda che era talmente artificiosa da procurargli quasi fastidio. Ricorda le parole cantilenate a bassa voce. Non urlava mai. Mai.
Ora le rimpiange, perché quelle che pronuncia ora non sembrano più frasi legate da un senso, ma borbottate con fatica e senza cura. Bellatrix. Per favore. Per favore.
"Ne vuoi un po' anche tu, caro?", gli chiede. Da quando quel ‘caro' aveva cominciato a sembrargli una presa in giro?
"Sì."
‘Sì'.
2. Severus.
La sala comune Serpeverde è fredda. Molto fredda. Bellatrix ne può percepire le sottili folate gelide sotto un mantello leggero - troppo leggero. Nonostante questi siano i sotterranei di Hogwarts, il soffitto è alto - alto quasi quanto quello di casa sua - e per contrastare l'aria ben poco confortevole che si respira, il pavimento è ricoperto di tappeti pesanti.
Bellatrix è accoccolata su una delle poltroncine davanti al camino, la testa reclinata e lo sguardo perso nel vuoto. Bellatrix non si guarda intorno. Bellatrix non si accorge di Severus che la osserva pensieroso. Bellatrix pensa a Rodolphus.
"Fino alla fine."
3. Andromeda.
Mentre fruga nel suo baule, cercando qualcosa di non precisato, Andromeda si ritrova fra le dita una bianca camicia sottile. La scuote leggermente, rivelando una piccola farfalla intrappolata fra le sue pieghe. La farfalla è in fin di vita, e non riesce a librarsi in volo.
Andromeda la osserva attentamente. Andromeda la raccoglie con delicatezza. Andromeda vede la farfalla morire, appoggiata sul suo palmo pallido.
Andromeda dimentica cosa stava cercando.
4. Narcissa.
I suoi occhi sono chiusi. Narcissa non ha mai compreso totalmente perché, durante il sonno, Bellatrix li tenesse non chiusi, ma quasi serrati. Come se non volesse mai più svegliarsi.
Bellatrix ha sempre avuto un sonno leggero. Non ha mai sopportato dormire a lungo. Durante l'infanzia è sempre stata la prima a svegliarsi. L'ultima era proprio Narcissa, che specialmente in inverno detestava - e detesta ancora - uscire dalle coperte calde e confortevoli del suo letto.
Bellatrix ha sempre detestato sognare. Narcissa ricorda nitidamente che i sogni di Bellatrix diventavano spesso incubi.
Bellatrix ha sempre odiato mostrarsi insicura. Narcissa ricorda con chiarezza lo sguardo fiero della sorella, poco prima di venir spedita ad Azkaban.
Narcissa osserva la sorella dormire. Narcissa non osserva la sorella riposare.
-
Narcissa stringe un Pensatoio al petto. Il Pensatoio è sporco di fuliggine e polvere.
Narcissa ha appena rivisto il processo alla sorella che l'avrebbe poi relegata ad Azkaban.
Narcissa ha appena rivisto il dolore e la pazzia germogliare in Bellatrix.
Narcissa ha appena rivisto il terrore negli occhi di Rodolphus.
Narcissa ha appena rivisto la consapevolezza maturare in Rabastan.
Narcissa piange silenziosa.
5. Bellatrix.
"Avevi detto che sarebbe stato fino alla fine", mormora - quasi stizzita - davanti a una lapide polverosa che si staglia davanti a lei. Un lungo mantello scuro le copre le spalle magre, il cappuccio che le nasconde il viso scarno, il respiro difficile e le braccia tremanti.
"Avevi promesso che sarebbe stato fino alla fine", ripete, così come aveva fatto tanti anni prima, in un bisbiglio altrettanto lieve, altrettanto tormentato.
"Non hai mai avuto alcuna scelta, mi dicevi spesso."
"Non mi dicevi che sarebbe stato fino alla fine? Che mi avresti seguito fino alla fine?"
"Rispondimi."
"Adesso."
"Per favore."
6. Epilogo.
Freddo sul treno da Hogwarts.
Rodolphus siede composto sul suo sedile scomodo.
Pensa a Bellatrix.
Ricorda la domanda di Bellatrix.
Sorride.
"Fino alla fine."
