The Promise
I personaggi presenti in questa storia appartengono a J.K. Rowling e a chi ne detiene i diritti. Non scrivo a scopro di lucro e nessuna violazione del copyright è intesa.
Per citare, riprendere, tradurre questa storia in parte o in toto dovete avere il mio esplicito permesso.
Per citare, riprendere, tradurre questa storia in parte o in toto dovete avere il mio esplicito permesso.
3. Vino e candele – Severus
È vino. Più precisamente, un bicchiere di vino. Sono belle le sfumature rosse, tendenti al nero. Vetro che luccica splendendo alla luce di una candela; luce di una candela che rende brillante un bicchiere liscio; candela che brucia e luce che non riscalda.
Il tuo braccio, allungato di fronte a te, scuote leggermente il calice che tieni in mano. Il suo contenuto traballa.
Stai pensando.
Non è una buona cosa. L’hai capito tanto tempo prima.
Ma questa volta, forse, non sarà cosa cattiva.
Da giovane non sapevi perché pensare troppo fosse male.
Ed ora che l’hai capito, sembri quasi volere non averlo mai scoperto.
Ora odi pensare. Perché il pensiero porta ricordo. E i ricordi, ora come ora, non sono molto felici.
Anzi.
Il ricordo è passato. E il passato, ora come ora, non è molto felice. Non lo era nemmeno quand’era presente…
Non lo era nemmeno quando era presente e non è cambiato adesso.
Forse immaginavi un futuro diverso, per te.
Magari pensavi ad una vita… diversa.
Solo che ora non riesci a concepire un te stesso diverso da quel che sei al momento.
È difficile credere che avresti potuto essere una persona diversa.
Forse migliore. Forse no.
In ogni caso, qualunque cosa tu possa credere o essere, sei quel che sei ora. Niente di più e niente di meno.
Sei comunque la persona che sta stringendo forse troppo forte il bicchiere che sta tenendo in mano. Sei comunque la persona che deve insegnare la nobile, troppo delicata, arte delle Pozioni ad alunni recalcitranti.
Sei comunque tu, Severus, in ogni tua sfaccettatura e personalità.
E non ti si riconosce solo dal vago stupore che coglie quando si osserva il tuo mantello svolazzare elegante.
È la luce nei tuoi occhi… O forse si dovrebbe dire non-luce?
Perché non brillano, Severus.
Al contrario, sono spenti.
Come se sapessi quel che succederà.
Tu lo sai.
Narcissa no.
Narcissa. La donna che hai sempre amato. La donna che è innamorata di un tuo amico. Da cui ha avuto un figlio. Draco. Già, Draco.
Dimenticare.
Ora finisci di bere il vino. Cerchi di ubriacarti e di dimenticare.
Tanto, domani sarà un altro giorno.
La notte era inoltrata, così come le finestre erano sbarrate.
Ecco, vedi? Non è difficile ricordare quella sera.
Le finestre erano sbarrate, nulla sembrava nascondere nulla.
L’apparenza inganna sempre, Severus… Tu lo sai meglio di altri.
Giusto. Se si fosse entrati dalla finestra, con circospezione, passando per il salotto che avrebbe potuto essere distrutto ma forse era intatto; se ci si fosse diretti verso il luogo del delitto, che forse era senza sangue né tracce di lotta, ma non lo era, non lo era; se si fosse osservata attentamente la stanza, l’unica con le finestre spalancate e le tapparelle non sbarrate…
Ecco, se si fosse fatto tutto questo, solo tutto questo…
In questo modo qualcuno avrebbe potuto scoprire qualcosa.
Due morti?
E un bambino sopravvissuto.
E tu lo hai fatto, Severus, ti sei addentrato nella casa di chi odiavi e di chi non riuscivi a odiare, hai potuto vedere… Ma quando l’hai fatto, il bambino non c’era più.
Il rombo di una moto aveva assordato le tue orecchie.
