The Promise
I personaggi presenti in questa storia appartengono a J.K. Rowling e a chi ne detiene i diritti. Non scrivo a scopro di lucro e nessuna violazione del copyright è intesa.
Per citare, riprendere, tradurre questa storia in parte o in toto dovete avere il mio esplicito permesso.
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2. L’ora del tè – Narcissa
Il fattore che colpisce di più, appena si accosta la porta, è il profumo insistente di tè. È normale. L’intera stanza è piena di ogni genere di tè. Non è un profumo unico, questo lo sai. Non è semplicemente odore di tè verde, o tè all’arancia, o ancora di earl grey, o di tè alla mela e alla vaniglia. È semplicemente un forte odore di tè, un miscuglio, profumo di tè denso e unicamente tè. Il tè, nel suo modo di essere più dolce. Tè.
Il grande tavolo circolare, al centro della stanza, è decisamente piccolo. Naturale. La stanza in sé è dannatamente minuscola, in confronto a tutte le altre.
Non te ne importa.
Tutto quel che ha valore, per te, sono i grandi barattoli che vi hai posto sopra. Dannatamente belli, dalla forma esagonale, alcuni più alti e altri più tozzi. Ma tutti, assolutamente tutti, contengono tè.
Tu adori il tè.
Ne è la prova la grande varietà di miscele che custodisci gelosamente, e in primis, la cura con cui le smisti e le tieni.
Urleresti istericamente per lo sconforto se qualcuno confondesse l’Orange Tea dello Sri Lanka con quello cinese. Per Merlino, sono totalmente differenti! Il primo ha un sapore più dolce e meno secco, il secondo leggermente più aspro. Ti strapperesti i capelli… E questo è quel che succede ogni volta con Bellatrix.
Le grandi scatole ben visibili, però, non sono che uno specchietto per le allodole. Se vogliamo metterla così. Non entra nessuno in questa stanza, Narcissa, men che meno le allodole.
Nascoste nel cassetto del tavolo ci sono tutte le preziose scatoline intagliate in legno, che contengono i tè più pregiati e costosi.
Una Black, una Malfoy, una Slytherin vuole sempre il meglio. Tutto il resto le sta stretto, oppure troppo largo.
Ma non è questo che ti preme, oggi. Oggi come ieri, come domani. Tutto quello a cui riesci a pensare è la tua famiglia.
Draco. Lucius.
Il primo è talmente ingenuo… Somiglia così tanto alla te stessa di qualche tempo fa.
Così fiducioso nel prossimo; talmente tanto che ti vien quasi da sorridere intenerita. Quasi. Una Black non può essere intenerita. L’unica cosa che può provare è l’orgoglio. L’orgoglio di sentirsi superiore e a ragione. Sei talmente fiera di tuo figlio.
Ma non puoi non provare preoccupazione, allo stesso tempo. Hai paura per tuo figlio. È così… ingenuo. Così fiducioso nel mondo e, precisamente, in lui. Nel Signore Oscuro.
Ma sarebbe facile, per te, accettare che tuo figlio – tuo figlio! – possa uccidere per la prima volta qualcuno a sedici anni?
Nel tuo cuore di madre ti ripeti che no, non è ammissibile. Lui è comunque tuo figlio. Sangue del tuo sangue. L’unico degno discendente di due Casate Purosangue di lunghissima data.
Nel tuo cuore di Mangiamorte convinta ti rassicuri che, sì, lui ci riuscirà. Se il Signore Oscuro ha deciso che può farcela, ce la farà.
Però… c’è sempre quel “però”.
Sempre quel “però” che ti ha portato a chiedere aiuto a Severus. Il caro, buon vecchio Severus.
Sai che puoi fidarti di lui.
Lui aiuterà Draco. Ne sei totalmente certa.
Draco. Il tuo caro, meraviglioso figlio.
Ripensi al suo sguardo fiero e sicuro di sé quando l’hai visto l’ultima volta, prima della sua partenza per Hogwarts.
L’orgoglio non è mai una brutta bestia; ti soffermi su questo, fiera delle tue origini e delle tue discendenze.
L’orgoglio è una brutta bestia nelle mani sbagliate.
Questo è tutto quello che solitamente ti si affaccia in mente quando ti rilassi annusando e sistemando le varie, grandi o piccole, buone o meno buone, scatoline di tè.
Oltre il tavolo centrale, l’altro posto in cui conservi i tuoi tesori è la credenza.
La credenza lontano dalla porta e vicino alla finestra, in legno chiaro, così intonato alla stanza in sé.
In ogni caso, è il tè che fa da re in questa stanza.
«Lucius – commenti tu scostandoti una ciocca di capelli dalla fronte – ti amo.» Gli sorridi, sicura di ciò che provi e certa dei suoi sentimenti.
«Come vorresti chiamare nostro figlio?» Continui poi, passandoti una mano delicata sulla pancia sporgente. È sempre così calmo, il piccino. Come suo padre.
«Vorrei chiamarlo… Draco.»
«È un bellissimo nome,» bisbigli. Il tramonto è appena calato.
Oh, pensi stupita. Non avresti mai creduto che ricordare momenti passati fosse così doloroso.
Ti scosti una lacrima dalla guancia, sbattendo un paio di volte le palpebre.
Lucius tornerà con te, ne sei certa.
