Illudersi
Questa storia è arrivata seconda alla seconda sfida di Out of Time



'Illudersi' e i suoi personaggi non sono miei, ahimè, ma sono di proprietà degli aventi diritti, e non guadagno un centesimo a scrivere su di loro. Non violo il copyright in nessun modo, quindi.


Rating: Giallo/PG13
Genere: Drammatico, malinconico
Personaggi: Harry, Georges
Riassunto: “Harry non è mai stato un tipo solitario.”
Note: Grazie alle mie beta Sourcreamandonions e JeanGenie.



.: Autunno :.

Questo è quel che succede d’autunno:
Spesso Harry resta nei campi fino a tarda sera.
Esce di casa, solo: percorre l’abituale stradina non asfaltata, mentre le sue scarpe rumoreggiano sul terreno.
Sceglie un albero, uno qualsiasi; ci si sdraia sotto, si sfila gli occhiali – la vista non è più quella di un tempo – e abbassa le palpebre, piano piano.
Osserva da lì sotto il cielo: il cielo è limpido e sereno o nuvoloso e grigio, e la sera non piove mai.
Fino al tramonto Harry non si muove. Forse sta dormendo o forse no. Nessuno lo sa, e probabilmente neanche lo stesso Harry.
Nessuno si sofferma mai ad osservarlo. Osservare Harry, dico.
Dopo che il sole è fuggito, Harry si alza. Si alza e si trascina, con le braccia penzolanti, fino alla casupola nascosta fra le piante.
Harry non ha mai amato stare a cielo aperto.

.: Inverno :.

Harry non è mai stato un tipo solitario.
Ha sempre amato circondarsi di volti e persone: la sua vita sociale è sempre stata attiva, ricca di eventi e turbolenta.
Ora per lui non è più così. Almeno, non lo è d’inverno.
Ogni giorno esce dalla sua capanna, vestito di abiti rattoppati, e si avvia a fare visita al cimitero.
Harry non fa mai caso a quel masso grande e grosso al bordo della via.
È grigio e scuro e sporco, ricoperto di fango e chissà cos’altro.
Lui prosegue sempre per la sua strada, senza badare a chi passa e a cosa c’è intorno a lui.
Non è che sia un asociale, proprio no: è che non gli importa più di nulla.
Non gli importa più se la gente lo guarda storto per il suo abbigliamento o per la barba non fatta: ora – d’inverno – non ha la percezione dell’intorno.
Arriva al cimitero: entra dentro senza voltarsi né a destra né a sinistra.
Tira dritto, come fa sempre.
Si avvicina a una tomba malandata: è rovinata e i fiori sono pochi e secchi.
Ne deposita un mazzo, freschi e di campo.
La osserva per un po’, poi prosegue e i suoi occhi si posano su un’altra tomba, quasi uguale a quella precedente.
Ora Harry non ha più fiori: ovvio, li ha depositati vicino alla tomba di Julie. Non gli importa; a Harry basta vedere ancora una volta Georges.
Georges non ha bisogno di una tomba, Georges è sempre accanto a lui.
Così come Julie.
Harry si chiede sempre perché d’inverno vada a far visita a Julie e Georges al cimitero.
Loro sono a casa con lui, e si preoccupano quando esce di casa per andare a far loro visita. Al cimitero.
Forse Georges e Julie lo credono pazzo, ma Harry è sicuro di no.
Harry sa che Julie lo ama, e che Georges adora le sue figliolette.

.: Primavera :.

La primavera è una delle stagioni preferite di Harry.
In primavera i fiori sbocciano e i passeri canticchiano felici e tutti gli anatroccoli starnazzano.
Se gli altri sono felici, lo è anche Harry.
Harry, in primavera, si alza sempre prima del solito.
Forse è strano, ma in primavera Harry sente quando deve svegliarsi ed alzarsi.
Forse qualcuno potrebbe prenderlo per pazzo ma, come d’inverno, non gli importa.
Sa solo che un’ora dopo le sue bambine lo raggiungeranno in sala da pranzo, dove lui ha già preparato la colazione.
Le sue bimbe sembrano felici, in primavera, e se loro sono felici lo è anche lui.
Dopo è il turno di Georges.
Georges è strano, negli ultimi tempi.
È sempre assonnato, e quasi triste.
Ma il lampo di tristezza che passa nei suoi occhi, mentre vede Harry felice, Harry non l’ha visto.
Forse non voleva vederlo.

.: Estate :.

L’estate è calda e afosa.
In estate si raccolgono i frutti e si portano le figlie al mare.
Harry è felice di abitare vicino al mare.
Il mare, per Julie, è bello e immenso e dolce.
Harry ci scherza su, ridendo, dicendo che il mare è salato: ma Julie forse non apprezza lo scherzo, e lo rimprovera severamente.
Julie pensa che il mare sia bello e immenso e dolce, e se Julie la pensa così il mare è così.
Harry ci scherzava su, ma Julie non è mai sembrata triste, davanti al mare.
Julie sembrava forse trepidante.
Diceva sempre che il mare era un pezzettino di lei: e alla fine, forse, l’ha rapita.
.: :.

Harry è sempre pensieroso, da quando è ricoverato in ospedale.
È sempre stato in buona salute; non ha mai avuto bisogno di stare in un palazzone bianco e pieno di stanze e che odora di medicinali, ma Julie ha insistito per farlo visitare.
I medici sono strani con lui: si lamenta con Julie, ogni volta che va a fargli visita con Georges, e vorrebbe andarsene via con loro.
Però Julie non vuole, non vuole mai: lo guarda seriamente e gli promette che presto se ne andrà con loro due. Presto.
Harry aspetta quel giorno, ma quel giorno non arriva mai.
Harry dice che è colpa dei medici, ma Julie non lo lascia scendere dal suo lettino. Vuole che passi ancora un po’ di tempo.
Harry, quindi, osserva le infermiere e parla spesso di Julie e Georges e delle loro visite, mentre i dottori lo visitano: non comprende mai, però, perché essi lo guardino in modo strano, quasi compassionevole.
Non lo sa, e si chiede il perché: non è lui il pazzo, è il suo vicino di letto.
Ha saputo dai vari pettegolezzi delle infermiere, mentre visitavano un altro paziente, che in quella sua stanza c’è un pazzo.
«Parla sempre della moglie», «Poverino, non riesce a credere che sua moglie sia morta. Morta, e con lei le sue due figlie. L’ho sempre detto che è un male nuotare in mare aperto con le avvisaglie di un temporale…»
Di sicuro non è lui: Julie è sempre accanto a lui, così come Georges. Le sue bambine non sono volute entrare in ospedale, l’ha detto Julie, e loro sono tutti vivi.
Georges non è sicuramente morto, si dice, è seduto accanto alla finestra a mangiare cioccolatini. Legge il giornale al contrario, e gli parla con il suo francese comico.
Sì, sono ancora tutti vivi. Il pazzo è la persona nel letto accanto al suo.
«Harry, dovresti farti togliere tutti questi specchi giganteschi intorno al letto. Sono scomodi. E poi cos’è, Narciso, ti piace guardati da tutti i lati?»
Cara, dolce Julie.