Honey, this mirror isn't big enough for the two of us
Harry Potter e i suoi personaggi non sono miei, ahimé, ma sono di proprietà di J. K. Rowling, e non ci guadagno un centesimo a scrivere su di loro. Non violo il copyright in nessun modo, quindi.
Rating: Arancione/R
Genere: Angst
Personaggi: Bellatrix Lestrange, Narcissa Malfoy, Andromeda Tonks.
Riassunto: “Bellatrix piange, mani sul cuore.”
Note: Non ci sono spoiler di Deathly Hallows. Mi sento di ringraziare quella santa della mia beta, per aver lavorato su questa storia in circa quindici minuti e averlo fatto bene. Mi sento di vergognarmi da morire per questa storia, a cui tengo particolarmente, ma che non ha ricevuto particolari cure dalle mie manine. Mi sento di ringraziare Maki per avermi portato il caffè e le brioche la mattina. Insomma. È una storia che si è scritta da sola, per certi versi. Prendetevela con lei e non con me. Dimenticavo. Il titolo. Sì, il titolo è stato preso di peso da una canzone dei My Chemical Romance.
Non ricorda bene come sia iniziato. Forse con un gioco. Sì, è probabile – anzi, ora che ci ripensa meglio, forse era proprio così – un gioco. Con chi, non riesce a farselo tornare in mente. Quando, è anche più difficile da ricordare.
Era iniziato con un gioco, sì, un gioco. Con e come un gioco.
~
Bellatrix sfiora la superficie impolverata dello specchio che ha appena scoperto in soffitta. Sulle sue dita rimane una macchia scura di sporco, e i capelli sciolti ricadono liberi sul vetro, le punte delle ciocche che prendono polvere. I suoi occhi sono immensi: vorrebbe vederli nel suo riflesso, ma la patina che ricopre lo specchio è spessa e non riesce a notare nient’altro di più di qualche guizzo a testimoniare la sua presenza sulla superficie liscia.
Bellatrix non ha mai fatto caso agli specchi, prima d’ora, e non crede che le interesseranno mai molto; ma questa volta, solo per questa volta, farà un’eccezione. Intona un motivetto, canticchiando fra sé e sé, e potrebbe quasi giurare che qualcuno la stia imitando. In soffitta non c’è nessuno.
~
Crash.
l bicchiere le sfugge di mano, infrangendosi sul pavimento di marmo freddo. Il suono dei cocci di vetro che si spargono ai suoi piedi rimbomba nel corridoio buio, mentre una pozza d'acqua si spande sulle piastrelle.
Narcissa rimane immobile, osservando con cautela il guaio combinato. Se fosse più grande potrebbe risolvere la questione in un attimo - il tempo di agitare mollemente la bacchetta; purtroppo Narcissa non è ancora un'adulta e può solo voltare le spalle ai frammenti di vetro e ai rivoli di acqua, in cerca di qualcuno che la possa aiutare.
Non corre, la piccola Narcissa, né si agita: comprende benissimo di non doversi spaventare. Sembra quasi che si lasci trascinare dai suoi piedi, che la portano chissà dove. Si sistema una ciocca di capelli dietro l'orecchio. Spalanca un pochino di più gli occhioni che possiede e lascia che le sue labbra acquistino una piega vagamente corrucciata e mesta. Le spalle si restringono, il suo volto si inasprisce in un broncio contrito.
Sa che suo padre le perdonerà ogni cosa.
Con la coda dell'occhio nota qualcosa di strano. Si ferma, scrutandosi intorno, occhieggiando il muro coperto di quadri e inframmezzato da finestre alte e strette; si porta una mano al mento, e infine riconosce curiosamente uno specchio laddove aveva creduto ci fosse un altro dei quadri eccentrici che sua madre ama sfoggiare.
Era semplicemente il proprio riflesso a incuriosirla. Nient'altro, niente di strano.
Sorride, mordicchiandosi il labbro e rimproverandosi la fantasia sviluppata, e torna sui suoi passi.
Nello specchio qualcuno sorride, ma non è Narcissa.
~
Andromeda si stiracchia sulla poltroncina vicino al camino, quella che piace a lei, in cui può accoccolarsi comodamente. Andromeda non è mai stata una bambina vivace, anzi. Ama la calma più di tutto il resto.
Si stiracchia, sbadigliando un poco, posando graziosamente la manina sulla bocca – come si addice a una signorina Purosangue. Schiude gli occhi, dopo un pisolino, e tra le fiamme del caminetto crede di veder rilucere il riflesso di uno specchio.
Sbatte le ciglia, stupita, e lo specchio non c’è più.
~
Bellatrix piange, mani sul cuore.
~
“Tutto questo non funzionerà”, dice Bellatrix, lacrime che scorrono copiose sulle sue guance pallide. Il Bambino nello Specchio freme, lo sguardo che dovrebbe teoricamente essere sospettoso – questo almeno è quel che desiderava – ma che, invece, appare a Bellatrix quasi consapevole.
Probabilmente nessuno dei due sa o saprà mai chi avesse ragione.
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“Bellatrix ha un segreto”, mormora con un sorriso cospiratore. Andromeda lascia che Narcissa le scompigli le trecce, ridacchiando, e aspetta una sua risposta.
La sorella la osserva per un po’, ponderando fra sé e sé, e infine le risponde. “Lo so.”
Entrambe convengono sul non rivelare a nessuno della loro scoperta.
~
Andromeda la osserva attentamente. Andromeda la raccoglie con delicatezza. Andromeda vede la farfalla morire, appoggiata sul suo palmo pallido.
Andromeda dimentica cosa stava cercando.
Andromeda scopre la presenza di uno specchio incrinato. È infilato disordinatamente in una pila di vestiti puliti, tutto lana pesante e colori scuri – in fin dei conti, è ancora inverno, e altrettanto in fin dei conti, è ancora Bellatrix. Sua sorella.
Non la incuriosisce tanto per la sua presenza – anzi. Ha scoperto cose ben più stravaganti di uno specchio nei bagagli della sorella.
Quel che lascia Andromeda interdetta è la mancanza di un riflesso sulla sua superficie. Lo osserva stranita, desiderosa di toccare con le proprie dita quell’oggetto alquanto eccentrico.
Andromeda corruga la fronte, incerta; non è nulla che mi debba interessare, si dice, ed esce dalla stanza.
~
Il Bambino nello Specchio è il segreto di Bellatrix, il Bambino nello Specchio sospira, il Bambino nello Specchio sorride. Il suo sorriso è tiepido, spesso nascosto dietro al pelo del suo orsacchiotto; ma quando si posa su Bellatrix, eccentrica bambina dal sorriso forzato, il suo sguardo si illumina, e poi un lampo di dolore percorre i suoi occhi. Non potrà mai stringere la sua mano.
Lui è semplicemente il Bambino nello Specchio. Niente di più, niente di meno.
~
Un gioco che l’aveva portata fino in soffitta, un gioco che l’aveva portata a trovare il Bambino nello Specchio.
E ora il Bambino nello Specchio non c’è più, proprio non c’è più, lo specchio è scomparsoscomparsoscomparso e Bellatrix ne sente la mancanza, mentre si mordicchia le unghie, e la sua fronte si corruga marcando le grinze vicino agli occhi.
È passato così tanto tempo.
